Napoli polizia scatenata. Picchiati anche i bambini

25.05.2008 10:49

 

Napoli polizia scatenata. Picchiati anche i bambini

Assalto indiscriminato al presidio che protesta contro la discarica. Molti feriti, alcuni gravi

di Checchino Antonini (inviato Liberazione) 

 
Napoli (nostro inviato)
Dice che non ha paura, adesso riesce a sorridere ed è voluta tornare in corteo. Sul gesso le firme dei suoi amici. Ma venerdì sera Emanuela se l'è vista proprio brutta quando «all'improvviso sono arrivati i vigili - così li chiama, non sa se sono poliziotti o carabinieri - quelli con gli scudi tondi (probabilmente celerini, ndr)».
«Stavamo sul muretto - racconta la ragazzina bionda occhi azzurri - io e una mia amica a giocare col telefonino, all'improvviso ci hanno menato coi mazzarelli e gli scudi», racconta apparentemente serena questa ragazzina di prima media che da grande vorrebbe entrare nella Marina militare. Sua madre si chiede ancora come faccia il questore Puglisi a dichiararsi soddisfatto dalla professionalità dei suoi uomini.
Alla rotonda che segna il confine tra i comuni di Napoli e Marano ci sono ancora i segni delle cariche violentissime, i segni della "professionalità" delle centinaia tra poliziotti, carabinieri e finanzieri spediti a forzare il presidio pacifico contro l'annunciata discarica che graverebbe sull'unico polmone verde dell'intera area metropolitana: la selva di Chiaiano. Sono ventiquattr'ore, al momento in cui Liberazione va in stampa, che le forze dell'ordine terrorizzano questa zona a nord di Napoli incastonata tra la zona ospedaliera e il parco metropolitano delle colline di Napoli. Il corteo del pomeriggio, dalla stazione del metrò di Chiaiano, raggiunge la rotonda dove in mattinata ci sono stati altri scontri più rapidi e più violenti ed è spuntata intorno ai gazebo una barricata di cassonetti saldati tra loro e, alle sue spalle, un pino marittimo gigantesco abbattuto con una motosega a formare una seconda barriera di frasche e di immancabili sacchetti di immondizia. Ricostruiamo la cronologia degli scontri dalle voci dei testimoni. «Lo Stato si è palesato all'improvviso nei panni di celerini in tenuta antisommossa», racconta a Liberazione Massimo Nuvoletti, assicuratore di 34 anni, vicesindaco per il Prc del comune di Marano, 60mila abitanti.
Chi era al presidio si è subito seduto mentre gli amministratori provavano a trattare. Nemmeno cinque minuti e sono scattate le cariche.
«Noi donne eravamo a terra in prima fila con le mani alzate - dice Gemma Infantozzi, precaria di 38 anni, con la voce stanca per le grida e per la nottata in mezzo la strada - siamo state picchiate senza motivo. Non scorderò mai un mio collega consigliere comunale massacrato senza opporre resistenza. Piangevamo…».
Dalle ricostruzioni sembra che l'obiettivo fosse la conquista della rotonda, ma dopo la mattanza le forze dell'ordine si sono ritirate. Il bilancio è di alcune decine di feriti. Tra i più gravi un 55enne colto da un attacco di cuore, la bimba col braccio spezzato e, il giorno successivo, i due ragazzi precipitati dal muretto per sfuggire alle manganellate e il furto, documentato da un cineamatore della telecamera all'inviato del Tg3 che ha subito lo stesso trattamento dei cittadini antidiscarica. Non ha trovato conferme la notizia di una donna che avrebbe perso il bimbo all'ottavo mese di gravidanza in seguito alle cariche.
Più preciso il bilancio giudiziario: sei fermi nella prima notte di cui tre arrestati. Uno di loro, Pietro, attivista del centro sociale Insurgencia, sarà processato per violenza, lesioni e resistenza, il 4 giugno. Gli altri due, padre e figlio carrozzieri, conosciuti e stimati a Marano, sono indagati per resistenza e lesioni per aver tentato di sottrarre una donna alla furia degli uomini in blu. Tutti e tre sono ai domiciliari. Moltissimi i contusi che si sono rivolti alle cure dei medici di famiglia. Anche la Questura esibisce alcuni contusi tra le sue fila. Era notte fonda, secondo le testimonianze, quando i professionisti di Puglisi si sono ritirati. Era restato, di traverso sulla provinciale, un autobus a cui erano state forate le gomme, danneggiato da un principio di incendio. «Durante la notte abbiamo cercato di scaricare la tensione - dice al cronista Tina Liccione, 36 anni, segretaria del circolo Prc di Marano - è stato fortissimo il senso di solidarietà tra noi: piangere per qualcuno che non si conosce, portare da mangiare per tutti, condividere amarezza, frustrazione, voglia di lottare».
Alle 8 e 30 di sabato mattina l'intervento maldestro per rimuovere il bus. A bordo c'erano alcuni manifestanti che dormivano, sono stati strattonati brutalmente ed è scattata più rapida e più violenta la carica contro persone perloppiù inermi, a volto scoperto. Anche Luigi, un disoccupato dei Banchi Nuovi, conferma la versione delle cariche a freddo, di calci e manganellate «anche su una signora già svenuta».
La reazione del popolo inquinato sarà un corteo di almeno 5-6 mila persone che sfila composto per Marano. E' tutta gente "normale", di tutte le età, espressione di un tessuto sociale che sta coprendo una nuova stagione di partecipazione, così lontana dalle insinuazioni di connivenza con la camorra. Ci sono i parrocchiani di Chiaiano che lamentano l'ordine del cardinale Sepe ai suoi parroci di non immischiarsi con le proteste. Presenti gli amministratori di Marano e dell'VIII Municipalità di Napoli. Bassolino e Jervolino sono bersagliati dagli slogan più di quanto lo sia il nuovo governo Berlusconi. La comparsata, in tarda mattinata, della nipote del duce è salutata da bordate di fischi anche da chi rivendica di aver votato destra. Mussolini incassa e diserta il corteo. Da Napoli sono saliti gli attivisti dei centri sociali, della Rete campana "Salute e ambiente", i disoccupati di Acerra preoccupati dalla voce di una ripresa dei lavori per il termovalorizzatore. Il corteo si snoda sulla provinciale e poi nelle strade interne, tra cumuli di rifiuti, sotto palazzoni dove pendono spesso striscioni contro la discarica. «Il punto non è più la sola discarica, che ci vede comunque contrari - spiega Peppe De Cristofaro, ex deputato e segretario regionale Prc - le cariche segnano un salto di qualità. Quello che sta succedendo si ripeterà a Messina per il ponte, in Val Susa per la Tav. E' una questione di agibilità democratica». «I quattro inceneritori annunciati dal governo serviranno soltanto a creare un business certo per trent'anni. La camorra sta dentro questo ciclo e la lobby dell'incenerimento è trasversale. La militarizzazione toglie ulteriore trasparenza», avverte Tommaso Sonadano, del Prc, ex presidente della Commissione ambiente del Senato. Per il 1° giugno è stata convocata proprio qui una manifestazione nazionale per la libertà di movimento e un nuovo modello di sviluppo in seguito ai presìdi di solidarietà con Chiaiano che si sono svolti ieri a Bologna, Roma, Treviso, Padova, Vicenza. Dietro la repressione stile G8, c'è l'ombra del sistema affaristco-commissariale. Quello che teme la gente di Chiaiano è che la discarica si dilati fino alle due cave adiacenti vendute, alcuni anni fa, per 450mila euro a un prestanome di Acerra e riacquistate, nello stesso giorno e di fronte allo stesso notaio, dalla Fibe, il discusso consorzio capeggiato da Impregilo per un prezzo sei volte superiore. E' successo troppo spesso nell'epoca del bassolinismo.

Liberazione 25/05/2008

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